Sì, fu proprio il primo aprile: il primo giorno davvero importante
sul lavoro.
Era cominciato in sordina, coi soliti pesci d'aprile, che evito di
solito negli anni pari. Ma questo era un anno dispari: e perciò mi sentivo un
po’ in apprensione.
Quando, al rientro dal primo caffè della giornata, Stella mi disse
che il Capo voleva parlarmi, finsi un impegno e non ci andai. Passai dal suo
ufficio solo più tardi; e vedendo la porta aperta e lui assente, ebbi conferma
della mia intuizione e ne rimasi soddisfatto: il primo pesce d'aprile era
scampato.
Nel pomeriggio, ne arrivò un altro: e capii subito che era per me.
Un giovane operaio si presentò infatti in ufficio, con un telefono
in mano e l'aria furbetta.
“Qual’è la scrivania senza telefono?"
Osò l'imprudente, fingendo d’ignorare ch’ero io l’unico orfano, in
quella stanza telefonica.
"Questa, perché ?"
"Mi hanno chiamato per collegare l'apparecchio."
Non riuscii a trattenermi. Ho un carattere buono. E accetto
volentieri gli scherzi: specie i pesci d'aprile, e in un anno dispari. Ma sono
anche un ingegnere e non posso lasciarmi burlare dal primo operaio di
passaggio!
Questi pensieri mi giravano per la testa: e non mi accorsi che
anche quel giovane, afferrato da me con violenza, girava per aria con un certo
disagio. A Karen dissi proprio così.
Ma forse m’ingannavo: e, anziché sull'operaio, troppo robusto,
forse sfogai la mia collera sul più innocuo telefono. Stava ormai per finire
giù dalla finestra (ahimè, il telefono), quando i colleghi mi fermarono,
spiegandomi l'equivoco. Imbarazzato, volli scusarmi con l'operaio e subito gli
offrii una cioccolata calda (anche se lui preferiva un caffè). Quindi, per
fargli dimenticare l’incidente, anziché del denaro (che l'avrebbe offeso), gli
diedi una mia poesia, autografata.
