Conosciuto nel circondario col grazioso nomignolo di
"barilotto a strisce" (per via di una mia inconfondibile divisa
calcistica), ero diventato un portiere eccezionale e un elemento insostituibile
per la mia squadra. Alcuni avversari sostenevano però che il segreto del mio
successo era nelle mie dimensioni, che occupavano in pratica tutta l'area della
porta. E dicevano che ero in grado di parare qualsiasi tiro, solo inspirando o
espirando un po'.
Invidiosi! Giocando a pallone, dimagrii comunque ancora. E,
dimagrendo dimagrendo, finii per esser cacciato via di squadra, perché non più
utilizzabile.
Ripresi allora a scrivere, ma solo cose leggere e piacevoli.
Ricordo, tra gli altri, un giallo fantastico, tanto intricato che non riuscii
mai a completarlo, né a scoprir l'assassino, pur sospettando molto il
giardiniere della casa a fianco...
Dopo quell'esperienza, decisi comunque di dedicarmi solo agli
studi: ripresi verso i tredici anni, con brevi e romantiche poesie d'amore.
Avrei voluto dedicarle a qualche ragazza che mi volesse bene: e guardai
intensamente Karen.
Ma la timidezza e il peso specifico m’impedivano consensi. E allora
scrissi poesie a pagamento, dedicandole a sconosciute fantastiche, coi riccioli
blu e gli occhi d'oro.
Vendevo le mie poesie a prezzo fisso (cento lire due). E investivo
il ricavato in brioches (cento lire tre). Quindi, una mia poesia era allora
quotata circa una brioche e mezzo.
