IL MARITO VIRTUALE

HARD

Mi addormentai di colpo: ed ero tanto stanco che sognai di dormire, ma in un letto più grande, più alto, così scomodo e duro da starci male. Riconobbi quel letto, riconobbi i luoghi. Ero in Scozia, in un castello da film, di quelli popolati da folletti e fantasmi. E infatti nel sogno avvertii rumor di ferraglia: erano armi, o catene, in un suono indistinto, che mi dava fastidio, e agitazione. Poi, ad un tratto, sentii delle voci, lamenti strani, inumani: eran proprio fantasmi?

Sentii, con le grida violente, dei rumori sconnessi: di serrature che cedono, di porte che sbattono, di acqua che scorre impetuosa.

Non mi svegliavo, ma continuavo a girarmi e rigirarmi nel letto. Alla fine, persi il conto della mia posizione. E stavo per cadere, quando qualcosa mi trattenne, forse una zampa, che sentii su di me per un attimo, poi spiccò il balzo, con rumor di ferraglia.

Mi svegliai. Tutto era spento e non si udiva più alcun rumore, ma avvertivo la loro presenza: sì, eran tornati.

E non eran fantasmi. Neanche ladri, ma un po’ d'entrambi.

La verità è che in casa non abitavo da solo; e la mia, più che una casa, era proprio una sistemazione precaria, da baraccati extracomunitari: quaranta metri quadri per quattro persone, due vani di cui uno falso (una cucina poco abitabile), infine due coppie di letti a castello, in cui dormivamo appunto in quattro.

Altro che letto in un castello, zampe misteriose, fantasmi, ferraglia! E quei rumori, che nel sonno mi avevano agitato, erano l'accompagnamento naturale dei loro rientri notturni: ma loro chi?

Forse basterà ricordarli come ‘Los Beceros Ferials’, dal nome che si erano guadagnati durante una fortunata tournée all'estero: Ferials, perché di sabato e domenica eran quasi sempre assenti; Beceros, per ciò che‑ahimè ‑di loro sto per dire.

Erano in tre, tre studenti, mentre io ero già un lavoratore, avendo cominciato a lavorare (estremo zelo!) il giorno dopo la laurea. Erano studenti universitari, ma solo perché   risultavano iscritti a facoltà universitarie: di esami, infatti, ne avevan dati pochi; pochi avevano intenzione di darne; e comunque, i pochi già dati non erano riusciti a smuoverli dalle loro abitudini montanare.

In fondo, non erano cattivi: soltanto Beceri! Per mangiare, rubavano nei supermercati. Quando pioveva, usavano gli ombrelli lasciati incustoditi. Per arredare la casa, prendevano a prestito le targhe dei tram. E quando avevan bisogno di un fanale d'auto, non esitavano a sfilarlo dalla prima che ne avesse uno adatto. Ma non erano cattivi: solo li inorgogliva viver da furbi alle spalle degli altri.

Ci conoscemmo, perché loro cercavano un quarto per l'appartamento. Ed io mi accontentavo, con la penuria che c'era di case in affitto, anche solo di un quarto d'appartamento.

Accettai: ma in seguito seppi che ogni anno cercavano un compagno molto diverso da loro, per indurlo a lasciare la casa, pur continuando a pagarne l’affitto. L’accostamento ai fantasmi è perciò naturale: e in questo modo i Beceri avevano vissuto a lungo. Poi mi conobbero: ed io non mollai.

Li odiavo, ma mi comportavo con loro come un padre affettuoso. E di sera, prima di andare a letto, ritiravo i loro pigiami dal balcone della camera (dove eran soliti lasciarli). O portavo in cucina la sveglia, per evitare che la cercassero in camera a notte inoltrata. E mi ingegnavo a venir loro incontro in ogni modo possibile: ma erano precauzioni inutili.

E a turbare il mio sonno leggero bastavano le docce di mezzanotte, gli allegri fischiettii, la TV coi film porno a pieno volume. Ma resistevo: e il paradiso del week end con Marilinda compensava l'inferno che Drago, Rosso Primula e Billy The Freak (anche tra loro, si chiamavano così) riuscivano a procurarmi durante la settimana.

 

 

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